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Associazione Amici di Riki

...non lasciare che il Tempo ti sfugga

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Associazione Amici di Riki

Solo nella vita

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 Se desidero sapere cosa sono,devo essere presente nella vita. Quando mi apro a forze di un altro livello sono capace di partecipare al momento,ma rimanere lì non è il mio ruolo,il mio posto. Non posso rimanere in questa relazione,e dopo un po' riesco solo a immaginarla. Quando ritorno alla vita,reagisco col mio io ordinario. Ricado nel pensiero ordinario e dimentico l'altra possibilità,a cui pure mi sono avvicinato. E' lontana,molto lontana da me,una distanza immensa. Non credo più in essa e nella sua manifestazione,non le obbedisco più. Obbedisco alla forza delle mie reazioni e mi perdo,identificato coi miei sentimenti soggettivi. Credo di essere qualcosa per me stesso soltanto,di non aver bisogno d'altro. Sono sordo al richiamo di una forza superiore. Così come sono,non posso evitare di perdermi nella vita. E questo perché non credo di perdermi e non vedo che mi piace essere catturato. Non so cosa significhi "essere catturato". Non lo so perché non vedo me stesso nelle mie manifestazioni e non conosco veramente né il mio "si" né il mio "no". Non ho impressioni forti a sostegno del mio sforzo di essere presente. Perciò il mio primo atto cosciente è quello di conoscere la mia meccanicità,di vedermi mentre obbedisco ciecamente a una forza automatica di attrazione e repulsione,e di aprire gli occhi sulla mia passività,e sulla mia inerzia rispetto ad essa. Il mio automatismo è una prigione. Finché credo di essere libero non ne uscirò. Per fare lo sforzo necessario devo comprendere che sono prigioniero. Devo vedere il mio essere macchina,conoscermi in quanto macchina,essere qui mentre funziono come una macchina. Il mio scopo è fare esperienza del mio essere meccanico e non dimenticarlo mai. Ciò che viene preso in esame al momento della manifestazione è il sentimento che ho di me. Tutte le nostre manifestazioni sono animate da una forza essenziale. E' con essa che dobbiamo confrontarci. Le forme che la manifestazione prende non sono nulla. Non sono il cuore del problema. Dobbiamo tornare a questa sorgente essenziale,vedere che sta dietro ognuna delle nostre maschere. Attraverso l'affermazione del sé individuale ci viene rubata la nostra stessa forza. Diciamo continuamente "io","io","io". Crediamo nella nostra individualità,e questa illusione sostiene il nostro senso di esistenza. Ci sforziamo senza sosta per essere qualcosa che non siamo,perché ci fa paura non essere nulla. Allo stesso tempo siamo portatori di possibilità più alte. Nei momenti migliori ognuno di noi si sente parte di qualcosa di più grande. Portiamo in noi un seme di questa grandezza. E' il nostro valore in quanto esseri umani. Dobbiamo prendere coscienza di queste possibilità per metterle in contatto con la nostra forza vitale,per renderle partecipi della nostra forza vitale. E' attraverso questa consapevolezza che il mio sé reale e il mio io ordinario possono giungere a conoscersi l'un l'altro e a stabilire una relazione. La vita ordinaria rema contro la conoscenza delle possibilità più alte nascoste in me. Lo fa in modo naturale e implacabile,che mi costringe ad essere come sono oggi. Ma quando vedo in me l'opporsi di due vite,di due livelli diversi soggetti a leggi differenti,sento la necessità di trovare una via,una direzione. Senza una tale opposizione non sentirei questa necessità,e non imparerei a vedermi per come sono. Solo nelle condizioni della vita quotidiana posso studiare dove risiedono la mia forza e la mia debolezza. Solo allora,quando l'avrò visto,saprò anche se è necessario cambiare.

 

Sesto Memorial Riccardo Serra

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Anche  quest'anno siamo  prossimi  all'equinozio che segna la fine  dell'estate ,  data che  nel  2008 determinò la  fine della vita  terrena  di Riccardo , e  noi  , com'è  ormai  tradizionecelebriamo  questa  ricorrenza come  sarebbe  piaciutolui , ed ai  suoi  amici , con una  manifestazione  di Bmx  Skate e  monopattini nell'area  verde alle ore 15 domenica  21 . Non  mancheranno  musica  e  merenda  per tutti .

Inoltre  come  già accaduto lo  scorso annoseguirà alle ore 18 , sempre  nella  stessa  area , una  manifestazione di yoga nella  quale  ci  cimenteremo nella pratica  del  Saluto al  sole , ripetendola per 108  volte . Tutti  sono  invitatipartecipare , eventualmente anche parzialmente , con molto  rispetto per  se  stessi e desiderio di  condividere l'esperienza .

Vi aspettiamo

 

Ubaldo

 

Conferenza 'La macchina del tempo' al Centro Civico Buranello

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Ultimo aggiornamento Martedì 10 Giugno 2014 20:55
 

In viaggio

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Da diverso tempo desideravo fare un viaggio da sola. Infatti nel programmare, prenotare e partire in completa solitudine intravedevo al possibilità, l’occasione per mettermi alla prova, per fare qualcosa di diverso ed essere diversa.

Dopo una breve ricerca ho scelto e prenotato un luogo che mi consentisse sia di fare delle passeggiate nella natura che visitare siti di interesse storico e artistico, un luogo però dove non ero ancora stata.

Nei giorni precedenti la partenza, sentivo con chiarezza dentro di me opinioni diverse scontrarsi generando un continuo alternarsi di euforia e paura, aspettative e voglia di rinunciare. Sentivo voci che mi mettevano dinnanzi alla mie “responsabilità”, che mi facevano notare cosa potevano pensare le altre persone….E questo continuo alternarsi, come l’oscillazione di un pendolo fuori controllo, tra opposte emozioni alla lunga è diventato anche un malessere fisico ben definito: mal di stomaco, un pochino di febbre.

Giunto il giorno della partenza non mi risolvevo a preparare la borsa con lo stretto indispensabile per 2 giorni fuori casa. Ho guardato un film alla tv, giocato col cane; quando alla fine ho aperto la valigia sul letto per riempirla non trovavo la spazzola o il dentifricio una agitazione immotivata rendeva i miei gesti frettolosi ed imprecisi. Sempre sentivo un vago malessere fisico che aleggiava su di me come una nube scura.

Mi sono detta che non andavo certo in guerra!! Così mi sono decisa e sono partita.

Mano a mano che mi allontanavo da casa e mi avvicinavo alla mia meta le tensioni, le ansie ed il malessere fisico si allentavano. La radio cantava e attorno a me il paesaggio cambiava colorandosi di macchie gialle e rosse nei campi sconfinati attorno all’autostrada.

Mi sentivo più leggera e sorridevo guidando alla “vecchia maniera” cioè munita solo di cartina e indicazioni sui cartelli stradali.

Ho sbagliato uscita dell’autostrada ma non mi sono persa, anzi in realtà non mi sono neanche sentita smarrita: ho stabilito la direzione e ho lasciato che il mio istinto mi guidasse tra le tante rotonde che ho incontrato mentre mi guardavo attorno assaporando un paesaggio nuovo e variegato di colori, profumi e rumori per me insoliti.

C’era qualcosa di molto piacevole e rilassante nel viaggiare senza riferimenti mi sentivo nuova come mi appariva nuova ogni cosa attorno a me.

Un viale fiancheggiato da campi coltivati e chiuso da un cancello in ferro conduceva alla mia destinazione, ero scesa dall’auto un po’ tesa e dopo essermi presentata alla voce al citofono avevo proseguito fiancheggiando alcuni bassi edifici adibiti a stalle e ricovero attrezzi fino ad un parcheggio sterrato proprio accanto ai pascoli dei cavalli.

Il sole splendeva alto nel cielo del primo pomeriggio primaverile, la campagna attorno era verde e brillante e brulicava di vita.

Mi venne incontro l’albergatore, un ragazzo della mia età alto e sorridente, ci scambiammo le presentazioni e mi sentii in dovere di esprimere il mio sincero apprezzamento per la bellezza del luogo, poi prese la mia borsa da viaggio e mi condusse attraverso il cortile all’accettazione.

Gli edifici erano in sasso grigio chiaro, una fontana gorgheggiava sotto un porticato di rose che appena si schiudevano emanando un delicato profumo.

All’interno della casa l’aria era fresca e profumata di una torta che cuoceva nel forno per la colazione del giorno dopo.

Mi sentivo un po’ nervosa perché mi ero ripromessa di essere diversa ma sentivo dentro di me affacciarsi i soliti schemi: il bisogno di raccontare di me certamente più di quanto fosse necessario, la tendenza a rendermi simpatica e socievole anche se per farlo avrei rischiato di fare la figura della ragazzina immatura.

E infatti alla domanda del perché della mia visita non riuscii a evitare di dire che ero lì per “staccare un po’ dalla solita vita e prendermi un po’ di tempo per me”.

Mi ero pentita di quelle parole proprio mentre, incontrollate, uscivano dalla mia bocca. Non perché ci fosse alcunché di male ma perché non erano necessarie.

La mia camera era a piano terra di quello che un tempo era il fienile, fresca e pulita era arredata in modo semplice e grazioso con tocchi azzurri qua e là: mi piacque subito.

Una volta sistemate le mie cose decisi di fare una bella passeggiata per i campi.

Una voce dentro me diceva che non era una buona idea andare a camminare in luoghi isolati da sola e nella mia mente si susseguivano immagini di cadute rovinose, arti rotti, animali che mi inseguivano, malintenzionati armati di coltelli…. Quanta violenza!!

Dopo un bel respiro uscii: non volevo cadere nei miei modi abituali.

Il gentile albergatore mi indicò un percorso su per la collina che conduceva, dopo alcuni chilometri al vicino borgo medievale,

Il primo tratto di strada sterrata era ripido e sotto il sole cocente, sentivo il mio respiro sopra ogni altro suono. Rallentando appena il passo il mio respiro diventò più regolare e piano piano mi raggiunsero tutta una serie di impressioni da quanto avevo attorno.

L’aria era calda ma appena mi spostavo passando sotto l’ombra di albero subito sentivo la diversità di temperatura e come la mia pelle quasi riprendesse fiato dopo il calore.

Molti profumi mi giungevano, sempre diversi, a mano a mano che proseguivo: l’odore dell’erba appena tagliata nei campi, del fieno che si asciugava al sole nei campi già tagliati, il profumo delle rose canine che crescevano rigogliose sulle siepi e sui tronchi degli alberi, delle acacie in fiore, odore di frutta matura (possibile a inizio primavera??? Mi chiedevo), di terra arsa e assetata….

Il rumore dei trattori nei campi, dei decespugliatori al lavoro nei giardini delle villette lungo la strada, del traffico su di una strada in lontananza che potevo vedere attraverso una leggera foschia, mi facevano compagnia e si fondevano con il canto sempre diverso di tanti uccelli che si libravano nell’aria e delle api che ronzavano tra i fiori.

I colori erano vividi o sfumati a seconda della distanza: fiori di ogni tipo, selvatici e coltivati lungo la strada, i diversi verdi delle foglie sugli alberi, le case e le colline attorno appena velate del caldo del giorno quasi estivo.

Ogni odore, rumore, colore mi distraeva dal mio osservare, mi richiamava alla mente immagini passate ma sempre cercavo di tornare in me per non perdermi nulla del mio viaggio che era sì fisico ma anche interiore.

Una grande pace era scesa nel mio cuore, leggermente accelerato dalla salita sotto il sole. Non c’erano dolori o preoccupazioni nel mio esplorare quel posto nuovo, c’ero solo io parte di tutto quello che sentivo attorno a me e stavo davvero bene.

Per diverse ore camminai ed esplorai forzando un poco ogni volta che una fantasia cercava di rapirmi a quel luogo, ogni volta che mi scoprivo a fare le cose che sono solita fare anche a casa (cercare la strada più breve, tornare per un percorso già noto, scappare davanti al rumore insolito di centinai di rane che cantavano in una palude nascosta dal fogliame).

La mia presenza in quel luogo era reale come le cose che percepivo attorno a me, i grilli smettevano per un istante di cantare al mio passaggio,le rane, pur non potendo vedermi si fecero tutte e cento silenziose quando il mio odore le raggiunse e attesero che fossi passata oltre per riprendere a gracidare la loro canzone.

Tornata in albergo ero stanca ma felice e rilassata, sentivo il calore che si sprigionava dai miei muscoli dopo quel inusuale sforzo fisico e la tensione dell’attività fisica mi faceva sentire come se tutto il mio corpo pulsasse assieme al mio cuore.

Dopo una doccia rigenerante ero pronta per la cena ma….contrariamente alle mie aspettative il ristorante dell’albergo era chiuso quella sera.

Sentii dentro di me una leggera ondata di agitazione quasi di panico, abitualmente avrei raggiunto il più vicino supermercato spacciandomi per una comune casalinga per comprare le cose necessarie per un pasto freddo in camera ma mi opposi.

Ero lì con l’intento di fare cose diverse quindi non mi sarei fatta scoraggiare e sarei andata a cena fuori.

Mi vestii con cura, un velo leggero di trucco e seguendo le indicazioni dell’albergatore raggiunsi un ristorante pizzeria ad alcuni chilometri.

Era abbastanza pieno, soprattutto ragazzi delle medie che festeggiavano un compleanno, famiglie e coppie.

Appena entrata domandai se ci fosse un tavolo

Per due?” mi domandò di rimando il cameriere

No solo io!”

Che faccia!!!

Dovetti ripetere diverse volte che ero sola prima che si decidessero a capire che non scherzavo e a portarmi un menù.

Scelsi piatti diversi dal solito e mi disposi ad attenderli guadando la gente attorno a me.

Ovviamente molti mangiavano e parlavano coi commensali, altri giocavano con i telefoni, se in una coppia uno si alzava per andare al bagno l’altro afferrava rapidamente il telefono per “non restare solo”.

Mi veniva da sorridere perché quando gli sguardi si posavano su di me si spostavano rapidamente a disagio e vedevo che alcuni mormoravano tra loro.

Io non mi sentivo a disagio invece era come guardare uno spettacolo che veniva messo in scena solo per me.

Gustai davvero i piatti ordinati anche se non erano certo alta cucina ma erano saporiti e gustosi.

Poi mi avviai verso l’uscita.

La notte era stellata e prima di tornare in camera mi concessi di guardare le stelle nel cielo, il silenzio della sera si rispecchiava nel silenzio del mio cuore e appagata e grata per quella pace andai a dormire serena.

Quelle poche ore lontano dalla mia solita vita, lontano dalle mie abitudini, mi avevano fatta sentire come una grande avventuriera che scopre un nuovo mondo.

Al di là dei posti diversi che avevo visto nel mio viaggio, ho potuto sperimentare posti diversi anche dentro di me: un nuovo modo di vedere, annusare e sentire quanto mi sta attorno.

Tornando verso casa non potevo fare a meno di chiedermi quante cose ogni giorno, ogni minuto non percepivo rinchiuso nelle mie preoccupazioni, nelle mie abitudini, nel mio programmare la cena o le cose da fare dopo poco o nelle mie fantasie e ricordi.

Faccio tesoro di questo viaggio, di questa esperienza e cerco ogni giorno di ricordare a me stessa che non serve andare tanto lontano per vedere cose nuove, basta guardarle, viverle in modo nuovo, con una attitudine diversa.

E così provo ogni giorno a partire IN VIAGGIO.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Giugno 2014 07:52
 

il ricordo di Riccardo

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      Ventitrè  anni fa ,  proprio ierinasceva  Riccardo e la  mia  vita e  quella  di Stella sarebbero cambiate per  sempre . Certo ne  avevamo un forte  sentore , ma  mai  avremmo immaginatolo straordinario potere  di quest'evento .A  quei tempi eravamo più  similicavalli facilmente imbizzarribili , ricchi di energia e  con  poche paure , che  ad  uomini .

Imparare  a  prendersi  cura di un altro ha  avviato il nostro percorso di crescitagradualmente ci ha  condotto in uno stato in cui un risveglio potesse avvenire . Il  linfoma che Riccardo  manifestò all'età  di sei anni ci scosse bruscamente ( il pericolo che potesse  lasciarci in quell'occasione fu  molto alto)  e  questo ci permise  di  comprendere  che occorreva  cambiare  vita e  dare un  senso molto più profondoconcreto  alle  nostre  azioni.

Fu allora che incontrammo il Sistema ed  imparammo gradualmentefaticosamente a dare orientamento a noi stessi ed  a portare  frutto .Per  quanto avessimo  compreso l'importanza  straordinaria dell'evoluzione  di , nel  momento in  cui  Riccardo ci ha  lasciato abbiamo avuto  modo  di dimostrare a noi stessi , ma  anche  ad  altri ( in particolare  coloro che potevano vedere ... ) quale  inaspettata potenzialità di trasformazione potessimo  attuare : trasformare il momento di più  grande  dolore  della  nostra  vita (  fortunatamente incondivisibile ) in un nuovo  gesto d'amore che  ancora oggi anima le nostre  gesta.

Ecco perché il ricordo di Riccardo è per  noi così importante : perchè non è un fatto di carattere mnemonico culturale o semplicemente affettivo , ma  qualcosa che  orienta le nostre  azioni ogni  giorno della  nostra  vita .In questo  senso egli è  con noi ogni  giorno , infatti  tutto  quanto  riguarda la  scuola , l'associazione , il casale ed altro ancora , senza il  suo contributo non sarebbe mai esistito.

Ed anche se la  mia  esperienza di vita  con Stella è  così  ....  straordinariamente incantevole ... e  tende  a farmi sprofondare piacevolmente  nel  "sonno " , l'illusione di una vita ordinariamente felice è per me  compromessa per  sempre  ed  il  mio ,nostrosonno è  sufficentemente inquieto da non poter più  dimenticare da  dove  veniamo e dove  dobbiamo tornare .

 
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