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La cronaca, da Il Secolo XIX

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22/9/08

Una notte di pioggia, l’asfalto bagnato, una moto che sfugge al controllo. E un ragazzo di 17 anni che perde la vita sulla strada che unisce Recco a Genova, all’altezza di Mulinetti, subito dopo il ristorante La Giara. È successo nella notte tra sabato e domenica, intorno all’una della notte. Per Riccardo Serra, residente a Casella con la famiglia, non c’è stato nulla da fare. Riccardo era seduto al posto del passeggero di una moto Guzzi guidata da un amico, S.P., residente a Bogliasco. Aveva il casco integrale allacciato, ma questa precauzione obbligatoria non gli è servita a evitare i postumi di un impatto grave. È stato chiaro fin da subito come la situazione di Serra fosse la più seria, dato che il ventenne ha riportato solo lievi escoriazioni. “Frattura della base cranica”, recita invece il verdetto dei medici giunti velocemente sul posto. Il ragazzo aveva già perso conoscenza quando i dottori del 118 lo hanno intubato. E non era cosciente neppure quando la Croce verde di Recco lo ha portato, in un viaggio pieno di apprensione e di speranza, all’ospedale San Martino di Genova. Qui, nel corso di dodici lunghissime ore, Riccardo Serra ha lottato per sopravvivere, sopportando durante la notte due arresti cardiaci. E poi, in un attimo, il suo cuore ha ceduto.
La famiglia, formata da papà Ubaldo, elettricista, mamma Stella e dalla sorella Elena, ha trascorso accanto a Riccardo tutte le fasi della sua battaglia. Ha accompagnato Riccardo fino a che il suo corpo non è stato trasportato all’istituto di medicina legale, dove sarà sottoposto all’autopsia: solo al termine dell’esame potrà essere dato il via libera per la cerimonia funebre. Intanto a Casella la notizia della morte del giovane Serra è arrivata proprio con le prime gocce di pioggia autunnale. Tutti erano sicuri si trattasse di Riccardo, sin dalle prime notizie diffuse dai media che parlavano di un incidente grave. La certezza non ha tardato ad arrivare. Gli abitanti di via Casettana, uno stretto nastro d’asfalto che punta tortuoso verso Montemaggio, si sono stretti attorno a quella famiglia, giunta da Genova per allontanarsi dai ritmi soffocanti della città. «Una famiglia di gente meravigliosa», lo dicono i conoscenti, «e Riccardo era speciale». Con tanta voglia di vivere, «più di tutti gli altri» di correre in bicicletta e di sfidare gli amici, di aiutarli a ottenere la perfezione meccanica dai loro motocicli. Riccardo amava anche la neve, l’ebbrezza di scendere sulle piste innevate, di scivolare via senza peso, e amava vedere il panorama delle riviere sfilare con profumi e colori attorno alla sua motocicletta.
Il destino ha voluto che proprio un tratto dell’Aurelia tra Recco e Nervi, scenografica e bella da togliere il fiato, assistesse ai suoi ultimi attimi di vita. Sull’incidente di sabato, però, ci sono ancora alcuni particolari da chiarire. I carabinieri di Santa Margherita, che hanno effettuato i rilievi, hanno indagato d’ufficio il conducente della moto per omicidio colposo e hanno disposto gli esami tossicologici. Indagini utili ad avere ulteriori informazioni sulle cause dell’incidente, a dare una ragione sulla morte di un ragazzo di 17 anni.
È la morte in sé che non ha ragione, come testimoniano i volti, rigati di lacrime, dei coetanei di Riccardo giunti sotto la sua casa di via Casettana a dire una parola gentile ai parenti. La loro tristezza viene dal profondo, non si può consolare, e taglia il fiato.
Ultimo aggiornamento Domenica 07 Giugno 2009 15:01  

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